
(Europa)
9 settembre
Complimenti al Messaggero per lo scoop. Il quotidiano romano è stato il primo a mettere le mani sulla bozza del decreto del ministero dello sviluppo economico che fornisce tutte le indicazioni per individuare le aree dove nasceranno le nuove centrali nucleari. Si tratta di criteri molto stringenti, dalla vicinanza al mare a quella ad una centrale elettrica passando per la via preferenziale ai vecchi siti, dai quali già si può derivare una prima rosa di nomi. Si parla di Montalto di Castro, di Caorso ma anche Termoli, Termini Imerese, Monfalcone e altre località in Puglia.
Ovviamente si tratta solo di prime ipotesi, così come la bozza in questione potrà subire ancora cambiamenti sostanziali. Quindi non c’è ancora nulla di certo. Però la notizia pubblicata dal giornale di Caltagirone ha il merito di aver ricordato alla politica che quello del nucleare potrebbe essere uno, se non il principale, fattore nella campagna elettorale di diverse regioni. Se infatti si sovrappongono le scadenze del ritorno all’atomo con quelle delle prossime regionali si nota una sovrapposizione interessante. Il ministero di Scajola ha l’obbligo di emanare il decreto per l’assegnazione dei siti entro il prossimo 15 febbraio. Ovvero poco più di un mese prima del ritorno alle urne per tanti italiani. In particolare per emiliani, laziali o pugliesi, tutti destinatari dei nuovi reattori, almeno stando alle prime indiscrezioni.
Insomma, mettendo da parte il toto-nomi, c’è da scommettere che l’effetto nimby (not in my backyard, non nel mio cortile) finirà per condizionare la propaganda dei due schieramenti. Al centrodestra non rimarrà che cavalcare il ritorno all’atomo, anche se la posizione è tutt’altro che popolare. Mentre per il centrosinistra si aprirà un bel varco per intercettare un po’ di consenso, visto che quasi tutti i partiti, in parlamento e non, si dichiarano costituzionalmente contrari all’energia nucleare. In questo contesto il Partito democratico non può perdere l’ennesima occasione per strizzare l’occhio alla gente. Almeno due dei candidati alla segreteria, Franceschini e Marino, non hanno mai esitato a dichiararsi totalmente ostili al piano del governo italiano nonché alla tecnologia atomica attuale. Meno nette invece le parole della coppia Bersani-Letta, entrambi hanno sempre cercato di essere più sfumati, a volte beccandosi accuse di filo-nuclearismo da parte degli stessi compagni di partito. Ma da ora in poi, con la campagna elettorale ormai alle porte, non è più tempo di ambiguità. Anche perché stavolta si ha davvero l’opportunità di far pagare al governo e alla maggioranza le conseguenze di una scelta scellerata e antistorica.
Gianni del Vecchio
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