lunedì 14 settembre 2009

Il PD è all'anno zero. Perciò serve Marino.





Il Riformista, 19 settembre

Capacità, personalità, simpatia, competenza, abilità comunicativa, chiarezza di idee, semplicità di espressione... tutto conta quando si deve decidere chi sarà il prossimo segretario del Partito democratico. E tutti e tre i candidati da Pierluigi Bersani a Dario Franceschini a Ignazio Marino hanno - chi più chi meno - voti alti. Se ci si ferma alle loro qualità personali la scelta si fa complicata. Ecco allora che diventa importante valutarli anche per un altro aspetto che in un certo senso prescinde da loro: vale a dire il significato ripeto, il significato - che ha la loro candidatura e che avrebbe la loro eventuale vittoria. Conta molto il senso, il messaggio, il significato appunto che trasmettono. È vero che Franceschini si è caricato un peso gravissimo e si è messo generosamente a disposizione dopo la catastrofe delle dimissioni di Veltroni, è vero che si è battuto con dignità in campagna elettorale. Come è vero che è una persona seria, un dirigente capace e apprezzabile.
Alle elezioni europee, però, il Pd ha preso il 26% e ha perso, rispetto a un anno prima, quattro milioni di elettori. La domanda che dovete farvi non riguarda tanto Franceschini, per il quale vale quel che ho detto e anche altro di positivo che si può onestamente aggiungere. Riguarda invece voi. Quale sarebbe il significato di questa sceltà? Significherebbe che gli iscritti prima e gli elettori poi del Pd considerano un esito come quello delle europee qualcosa di non drammatico, qualcosa cui ci si può anche adattare. Non voglio dare a Franceschini la colpa di quel risultato. Vi chiedo di dimostrare che voi con quel risultato
non volete assolutamente convivere. Franceschini confermato segretario significa che voi vi adattate, vi contentate; non di lui ma della situazione. E questo sarebbe un pessimo viatico per il futuro del Pd. Si dice: chi si contenta gode. C'è fra voi qualcuno che pensa di godere, anche solo un po', contentandosi della situazione in cui siamo?
Quanto a Bersani, il discorso non è diverso. Detto anche di lui tutto il bene possibile, gira gira la sua forza è tutta nel monito che da un bel po' di tempo, in salse varie, viene ripetuto: chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia, non sa quel che trova. Il significato di una sua vittoria sarebbe chiaro, sarebbe indiscutibilmente questo: la maggioranza degli iscritti e degli elettori del Pd la pensa così.
Marino. Quante volte, nella attività politica ma anche in altre occasioni, mi sono sentito dire: non siamo all'anno zero, non cominciamo da zero. La grande forze e verità della candidatura di Marino sta esattamente in questo significato: siamo proprio all'anno zero, riconosciamolo, diciamolo, rimbocchiamoci le maniche. Se vince Marino significa che la maggioranza degli iscritti e degli elettori del Pd esprimono questa convinzione e questa volontà. Insomma, scegliendo il segretario scegliete come volete essere voi.

Carlo Rognoni

1 commento:

  1. Secondo me Marino dovrebbe cogliere l' occasione per confermare la fiducia a Di Bella e Ruffini e chiedere anche agli altri due candidati di fare altrettanto, senza aspettare le primarie :Gli attuali responsabili hanno fatto bene finora e vanno sostenuti subito, anche x mettere a tacere le ironie della dx e fermare il tentativo di mettere anche sulla terza rete persone piu' controllabili
    Giancarlo ANTINORI

    RispondiElimina