venerdì 11 settembre 2009

Google Trends e la Politica Italiana.




Interessante analisi sul sito termometropolitico.it

Le istituzioni dicano no al nucleare




Viterbo - 11 settembre 2009

E' stato pubblicato l'elenco dei dieci siti individuati in Italia tra i quali scegliere le quattro localizzazioni degli impianti nucleari voluti da Berlusconi.

Torna lo spettro del nucleare a Montalto di Castro, dove è nato il movimento no nuke in Italia, una zona che dal punto di vista ambientale ha già dato. Occorre quindi una immediata risposta politica di quanti ritengono questa scelta sbagliata dal punto di vista economico e ambientale.

Chiedo al Presidente Marrazzo di convocare immediatamente un Consiglio regionale per organizzare un ferma opposizione a questa ipotesi. Credo chela stessa cosa debba fare il Presidente della Provincia di Viterbo Mazzoli in difesa del proprio territorio e della salute dei cittadini.

Nella mozione di Ignazio Marino è scritto a chiare lettere che riproporre oggi il nucleare in Italia è sbagliato perché va contro un pronunciamento referendario dei cittadini e assolutamente fuori tempo rispetto alle scelte di politica energetica che stanno maturando nel pianeta, a cominciare da quelle del presidente americano Obama?

Ileana Argentin
candidato alla segretaria regionale del Lazio per la Mozione Marino.

giovedì 10 settembre 2009

Agenda romana



15 settembre – Isola del Liri, Frosinone.
Alle ore 18:30, Ignazio sarà a Isola del Liri (FR), all’Ex C.R.F.M. (Cartiere Meridionali) – per Viale San Domenico, per la presentazione della mozione.

18 settembre – Roma, cena di sottoscrizione. Alle ore 21:00 Ignazio sarà alla Cooperativa Agricoltura Nuova (via Valle di Perna 315, Castel di Decima – 00129) per una cena di sottoscrizione per Ileana Argentin.

19 settembre – Roma, manifestazione per la libertà di informazione. A partire dalle ore 16.00, Ignazio sarà a Piazza del Popolo, a Roma, per partecipare alla manifestazione a favore della libertà di informazione.

29 settembre – Roma, incontro. Alle ore 18:30, Ignazio incontra il Terzo Settore al Circolo degli Artisti, Via Casilina Vecchia 42.

lettera al Quotidiano della Calabria




10 settembre (Il Quotidiano della Calabria)
ALJOSA VOLCIC, Università della Calabria.

L’università italiana ha un modo tutto suo di rispondere a quella che impropriamente definisce “la richiesta del territorio”. Nella provincia di Napoli ci sono più architetti iscritti all'albo di quanti ce ne siano in tutto il Regno Unito. Sbagliamo noi o sbagliano gli inglesi? I laureati italiani trovano un impiego adeguato al titolo o sono sottooccupati o addirittura disoccupati? Una recente notizia di stampa ha riferito che tra quattro posteggiatori abusivi arrestati a Roma uno era un architetto. E' già da un po' che si parla con insistenza della creazione di una facoltà di medicina presso l'Università della Calabria. E si tira in ballo, appunto, “la richiesta del territorio”. E' ben vero che, a livello nazionale, ci sono circa otto richieste per ogni posto disponibile a medicina e che per odontoiatria il rapporto è addirittura di quaranta a uno. Cosenza non farà certo eccezione. Ma questo è un buon motivo per aprire una nuova facoltà? Sulla sanità calabrese se ne sentono tante, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare di carenze di personale. Ma allora questi eventuali nuovi laureati li manderemo a fare compagnia a tutti quelli che già ora sperimentano sulla propria pelle “quanto sa di sale lo pane altrui”? Poi ci sono i costi. Il “costo zero” è una favola. Con i diciotto docenti attualmente presenti presso l'Università della Calabria su cui il professor Andò scrive di poter contare (merita ricordare che la valutazione del Civri qualche anno fa ha posto in coda alla classifica nazionale l'area disciplinare affine a cui, in buona parte, questi 18 docenti afferiscono) si può mettere in piedi un primo anno, ma poi ci sono gli altri cinque anni e tutte le specializzazioni. D'altra parte i concorsi universitari sono bloccati e il governo sembra intenzionato a far subire all'università una drastica cura dimagrante. Un'università delle dimensioni di Unical dovrebbe ragionevolmente, a regime, avere a medicina tra i 250 e i 300 docenti, dei quali un po' meno della metà a contratto, selezionati tra le “eccellenze” nelle strutture ospedaliere locali. Quindi risorse enormi verrebbero fagocitate dalla nuova facoltà a discapito di quelle già esistenti. Inoltre, poiché i medici universitari ricevono per legge, a fronte di attività a favore del Servizio sanitario nazionale, un compenso dalla Regione, altre risorse considerevoli verrebbero a pesare sul bilancio regionale, già in grave difficoltà con la sanità, sulla quale incombe il commissariamento. Ma poi dove si troveranno le punte di eccellenza esterne e in quale ambiente si specializzeranno i laureati? In quali strutture ospedaliere verranno sistemate le cliniche universitarie? In quelle che hanno avuto, rispetto a tutte le regioni italiane, il peggiore giudizio a seguito dell'ispezione dei Nasr ordinata dal ministro Livia Turco nel gennaio 2007 e nelle quali si è concentrato un sesto di tutte le irregolarità segnalate a livello nazionale? E dove la stampa riporta inchieste riguardanti infermieri privi di qualifica e medici privi di specializzazione? In quel sistema sanitario che a parlarne male è come sparare sull'ambulanza? Naturalmente quelli che alle persone ragionevoli sembrano costi eccessivi (con scarse ricadute) possono apparire ad altri un'occasione ghiotta per gestire enormi risorse economiche e un numero spropositato di “posti”. Sarebbe importante che l'Università della Calabria pensasse un po' meno alla propria crescita meramente numerica e desse invece un contributo a innescare una mobilità sociale di cui questa regione, e il Paese intero, ha tanto bisogno.
Sarebbe allora ancora più vera la frase “Ripartiamo dal Sud per cambiare l'Italia” che è lo slogan di Ignazio Marino.

Confindustria: a rischio 700.000 posti di lavoro.




partitodemocratico.it

Secondo la classifica sul “fare impresa” stilata dalla Banca mondiale, nel 2009 l’Italia è scivolata dal 74esimo al 78esimo posto. “Di questo pessimo risultato è responsabile il Governo Berlusconi”, afferma Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico: “è stato un grosso errore non tener conto delle conclusioni della commissione Muraro creata durante il governo Prodi dall’allora ministro Padoa Schioppa. Tra le proposte portate avanti da tale Commissione, ce n’era anche una sulla riorganizzazione amministrativa della giustizia che includeva il ridisegno dei tribunali in modo tale da renderli più efficienti e avrebbe permesso una specializzazione del settore di competenza dei giudici”. Infatti, un altro dato allarmante della classifica della Banca mondiale conferma una debolezza del nostro sistema: i tempi della giustizia civile. In Italia, ci vorrebbero oltre 3 anni per far rispettare i contratti. Una tempistica che relega l’Italia alla 156esima posizione nella classifica mondiale su 183 Stati esaminati “e che tiene lontano dal nostro Paese le aziende che vorrebbero investire” da tanto tempo.
C’è poi una domanda che il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, dovrebbe porsi. Alla luce dei dati della Banca Mondiale, che dimostrano l’inconsistenza del proprio ministero, l’onorevole Calderoli si ritiene soddisfatto della sua inefficacia, o gli basta farsi chiamare ministro? E’ vero che il suo ministero è senza portafoglio e personale, ma sarebbe anche ora di darsi da fare sul serio”.

mercoledì 9 settembre 2009

Sulle regionali piomba la bomba nucleare




(Europa)

9 settembre
Complimenti al Messaggero per lo scoop. Il quotidiano romano è stato il primo a mettere le mani sulla bozza del decreto del ministero dello sviluppo economico che fornisce tutte le indicazioni per individuare le aree dove nasceranno le nuove centrali nucleari. Si tratta di criteri molto stringenti, dalla vicinanza al mare a quella ad una centrale elettrica passando per la via preferenziale ai vecchi siti, dai quali già si può derivare una prima rosa di nomi. Si parla di Montalto di Castro, di Caorso ma anche Termoli, Termini Imerese, Monfalcone e altre località in Puglia.
Ovviamente si tratta solo di prime ipotesi, così come la bozza in questione potrà subire ancora cambiamenti sostanziali. Quindi non c’è ancora nulla di certo. Però la notizia pubblicata dal giornale di Caltagirone ha il merito di aver ricordato alla politica che quello del nucleare potrebbe essere uno, se non il principale, fattore nella campagna elettorale di diverse regioni. Se infatti si sovrappongono le scadenze del ritorno all’atomo con quelle delle prossime regionali si nota una sovrapposizione interessante. Il ministero di Scajola ha l’obbligo di emanare il decreto per l’assegnazione dei siti entro il prossimo 15 febbraio. Ovvero poco più di un mese prima del ritorno alle urne per tanti italiani. In particolare per emiliani, laziali o pugliesi, tutti destinatari dei nuovi reattori, almeno stando alle prime indiscrezioni.
Insomma, mettendo da parte il toto-nomi, c’è da scommettere che l’effetto nimby (not in my backyard, non nel mio cortile) finirà per condizionare la propaganda dei due schieramenti. Al centrodestra non rimarrà che cavalcare il ritorno all’atomo, anche se la posizione è tutt’altro che popolare. Mentre per il centrosinistra si aprirà un bel varco per intercettare un po’ di consenso, visto che quasi tutti i partiti, in parlamento e non, si dichiarano costituzionalmente contrari all’energia nucleare. In questo contesto il Partito democratico non può perdere l’ennesima occasione per strizzare l’occhio alla gente. Almeno due dei candidati alla segreteria, Franceschini e Marino, non hanno mai esitato a dichiararsi totalmente ostili al piano del governo italiano nonché alla tecnologia atomica attuale. Meno nette invece le parole della coppia Bersani-Letta, entrambi hanno sempre cercato di essere più sfumati, a volte beccandosi accuse di filo-nuclearismo da parte degli stessi compagni di partito. Ma da ora in poi, con la campagna elettorale ormai alle porte, non è più tempo di ambiguità. Anche perché stavolta si ha davvero l’opportunità di far pagare al governo e alla maggioranza le conseguenze di una scelta scellerata e antistorica.

Gianni del Vecchio

Marino: Governo intervenga su disoccupazione




Roma, 9 settembre
ilvelino.it

Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd, oggi in visita a Rovigo, visto il rapporto del Centro studi della Confindustria sulla crisi, e in particolare sui dati della cassa integrazione, ha dichiarato: “Una buona politica per la riforma degli ammortizzatori è diventata una priorità assoluta. La Confindustria parla di cassa integrati, di lavoratori di imprese in difficoltà e di quanto siano drammaticamente aumentati. Ricordiamo che le ore di cassa integrazione hanno oramai toccato il picco degli anni Ottanta. Ma la Confindustria non parla di un altro dato molto ben più tragico, quello dei disoccupati, il cui numero – da quando è scoppiata la crisi - è aumentato drammaticamente. Sono uomini e donne senza alcuna copertura, in balìa di se stessi”.
“Parliamo - continua Ignazio Marino - di 400 mila e rotti cassintegrati come un'emergenza nazionale. Ma non si capisce perché non dovremmo preoccuparci con la stessa veemenza per i 2 milioni di disoccupati, in particolare i 221 mila in più apparsi nel primo trimestre 2009 rispetto al primo trimestre 2008. Nella maggioranza dei casi senza alcun supporto. È una realtà che dovrebbe spingere un governo responsabile, non distratto da temi pruriginosi, da scandali, da attacchi alle procure, a un intervento forte, serio e tempestivo”.

Il terzo incomodo Marino fa il pieno di applausi




Gran finale con l'outsider del congresso Pd, che riempie piazzale Collenuccio. L'incontro dura mezz'ora in più di quelli con Franceschini e Bersani, ma il pubblico non ne vuole sapere di andarsene.
(il Resto del Carlino)

Pesaro, 8 settembre 2009

A mezzogiorno il segretario provinciale Marco Marchetti aveva già annunciato che questa edizione di Festa Pesaro aveva battuto tutti i record. E dire che non aveva ancora visto l’incontro con Ignazio Marino.

Il terzo uomo, quello dei diritti civili e della laicità, ha fatto il pieno. Piazzale Collenuccio strapieno, gente assiepata sul selciato davanti alle prime file dove siedono iscritti e simpatizzanti e nessun parlamentare o amministratore del partito.

Era andata così anche per la Serracchiani e forse qualcuno dovrebbe riflettere sul fatto che gli incontri più seguiti dal pubblico sono stati anche quelli più disertati dalla nomenklatura. Marino, del resto, assomiglia molto al suo pubblico. Parla ‘normale’.

Si fa capire e dice cose semplici ma mai banali. Spiega che lui vuole un partito che sappia finalmente dare delle risposte, che sappia dire dei sì o dei no. Chiarezza e trasparenza sono la parole che Marino usa di più e le cose che gli iscritti e i simpatizzanti cercano. Ma non deve essere facile.

"Ho chiesto a Franceschini e Bersani un confronto diretto - dice - sui programmi dei candidati. Bersani tace, Franceschini ha dato la sua disponibilità per l’11 ottobre: ma per quella data i circoli hanno già votato, che senso ha?".

Marino prova a cercare il senso anche della mancanza di un confronto aperto fra i tre candidati: "Mettiamo venti domande fatte dagli iscritti e sei giornalisti scelti a caso: ognuno potrà dire cosa ne pensa e che soluzioni propone. I cittadini sceglieranno", aggiunge.

Il terzo uomo è tranquillo e dalla platea salgono applausi. La giornalista dell’Unità che coordina l’incontro lo incalza con una lunga serie di domande, anche sul suo nuovo libro, 'Nelle tue mani' che proprio domenica è stato recensito dal cardinal Martini.

L’incontro va avanti fin verso le 23, mezz’ora in più di quelli con Franceschini e Bersani ma il pubblico non ne vuole sapere di andarsene. Marino è certamente avvantaggiato: nei suoi armadi non ha scheletri ingombranti come Bassolino (vedi Bersani) né deve cercare improbabili equilibri tra la laica Serracchiani e la pia Binetti (vedi Franceschini).

Quanto a laicità è l’unico candidato alla segreteria che ha detto cose chiare e la platea s’infiamma quando interviene sul testamento biologico e la legge che proprio questa settimana sarà votata in parlamento: "Saremo l’unico Paese dove chi perde la coscienza perderà anche i propri diritti".

E quanto alle ‘unicità’ ricorda mostrando il laccetto rosso che a proposito di libertà d’informazione l’Italia è scesa al 73° posto nella fascia cioè a ‘parziale libertà di stampa': "In queste condizioni il nostro Paese non potrebbe entrare in Europa". E dopo il congresso? "Lotterò per vincerlo ma sono pronto a lavorare a fianco di chi lo vincerà". Parole chiare. Per l’appunto.

Ignazio e Ileana a cena il venerdì 18




Venerdì 18 settembre dalle ore 19.30 presso la Cooperativa nuova agricoltura a Decima (via Valle di Perna) il comitato Marino organizza una grande cena a sottoscrizione con Ignazio Marino e Ileana Argentin. Per prenotare contattate il comitato regionale Marino allo 06 5530104

domenica 6 settembre 2009

Il Cardinale Martini recensisce “Nelle tue Mani”, il nuovo libro di Marino




La medicina e le mani di Dio
II giudizio della persona è centrale
(dal Corriere della Sera del 06/09/09)

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»: sono, secondo l'evangelista Luca (23,46), le ultime parole che Gesù morente «grida a gran voce». Sono parole già presenti nella tradizione ebraica, dove figurano nel Salmo 31, una sofferta preghiera nella prova, che inizia con le parole «In te, Signore, mi sono rifugiato; mai sarò deluso».
Al verso 6 si trovano le parole fatte proprie da Gesù morente; «Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele». Ma molte altre nella Bibbia sono le espressioni che indicano un abbandono dell'uomo nelle mani di Dio, come ad esempio il Sai i6[i7],7: «Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore Dio fedele». Nel Vangelo si può notare che Gesù, invece di invocare il «Signore, Dio fedele», si rivolge al «Padre», il che da all'affidamento una accentuazione di ancora maggiore fiducia e tenerezza.
Noi sappiamo bene che questo concetto del «mi affido alle tue mani» è decisivo per ogni esistenza umana, a partire dal buttarsi fiducioso del piccolo nelle braccia della mamma e del papa, fino a tutte quelle realtà a cui affidiamo una buona parte della nostra crescita e della nostra maturazione, come la scuola, il gruppo di amici, le autorità civili e politiche, l'opinione pubblica e così via.
C'è oggi un'altra autorità a cui, più che in passato, noi sentiamo a un certo punto di essere «nelle sue mani». È l'autorità del medico, soprattutto quella che sopravviene quando non siamo più capaci di aiutarci da soli nella nostra vita fisica, quando si sviluppano in noi malattie gravi, che richiedono una cura competente e prolungata. Per questo il titolo dato al suo ultimo libro da Ignazio Marino "Nelle tue mani: medicina, fede, etica e diritti" corrisponde a questa esperienza di mettere, in certi momenti, il nostro futuro e la nostra sopravvivenza nelle mani di chi ha studiato il corpo umano, le sue malattie e le sorprese che esso può riserbarci: quali sono in questo caso le mie giuste aspettative, quali i miei diritti e doveri, che cosa spetta alle autorità pubbliche, quali i dilemmi che il medico vive in prima persona?
Emerge cosi chiaramente che quell'espressione «nelle tue mani» non si riferisce soltanto ad altri, ma tocca anche in prima persona ciascuno di noi, che sente di essere «nelle proprie mani».
Così vengono a collegarsi i due elementi, cioè la forza della medicina e il sapiente e prudente giudizio della persona. I progressi dell'arte medica potrebbero portare avanti per molto tempo, usufruendo di macchine spesso complicate, anche una esistenza senza, più coscienza ne contatti con il mondo circostante, ridotta a pura vita vegetativa. Qui interviene il giudizio prudenziale non solo del medico, ma anzitutto della persona interessata o di chi ne ha la responsabilità, per distinguere tra mezzi ordinari e mezzi straordinari e decidere di quali mezzi straordinari vuole ancora servirsi.
Il libro esamina tanta di questa casistica e lo fa non tanto con assiomi generali, ma con la memoria di fatti avvenuti, di cui l'autore è stato testimone in prima persona. Una tale situazione in cui la vita fisica si trova in pericolo è anche l'occasione per descrivere da vicino i problemi e i dilemmi che si pongono al malato come al medico e a tutti coloro che hanno a cuore il malato stesso. Le enormi possibilità della scienza medica pongono non di rado di fronte a situazioni in cui è molto difficile stabilire che cosa sia un «rimedio ordinario», cioè quegli strumenti che ciascuno è tenuto, non per obbligo legale, ma per dovere e impulso inferiore, a utilizzare, e che cosa siano invece quei «mezzi straordinari» che il malato o chi lo rappresenta, può decidere per ragionevoli motivi, di utilizzare o di respingere. Nasce qui quella domanda che vediamo emergere sempre più distintamente nel dibattito pubblico: fino a che punto può e deve spingersi la medicina? Certamente, come afferma l'autore «è dovere del medico non accanirsi, sapersi fermare quando non c'è più nulla da fare anche se questo provoca frustrazioni e sconforto». Ma quando si verificano questi casi, che vorremmo ancora chiamare «estremi», in particolare quando «c'è uno stato che non solo impedisce di esprimersi e di relazionarsi col mondo esterno, ma blocca la coscienza e riduce la persona a un puro vegetare e tale stato si rivela, dopo un attento e prolungato esame, come irreversibile?».
L'autore cerca di informare il lettore di tutte queste realtà e queste possibilità, pubblicando anche i documenti relativi, talora poco noti. Come narratore, egli ci fa partecipare ai suoi dubbi e alle sue certezze, facendoci per così dire vivere come in prima persona gli eventi narrati.
Non si tratta solo di eventi riguardanti l'interrogativo dei limiti della medicina, ma anche di fatti riguardanti per esempio le sfide della sperimentazione, in particolare dei trapianti.
Dal tutto traspare una umanità e una onestà nel considerare i singoli casi che spinge alla fiducia nel mettersi «nelle mani» di tanti servitori della vita. Ciò però non esclude il rischio e la responsabilità che ciascuno deve saper assumere quando venisse il momento di farlo. È così che chi sente il mistero di Dio incombere sulla propria vita potrà anche esprimere quella fiducia nelle mani del Padre, da cui siamo partiti in questa breve riflessione.

Carlo Maria Martini, Cardinale, arcivescovo emerito di Milano

Lettera di Marino a Bersani e Franceschini




"Su lavoro e stampa una sola voce" (da L'Unità del 06/09/09)
Caro Dario, Caro Pierluigi, un confronto rigoroso fra i candidati alla segreteria del Pd fa parte del gioco. Ma guai se finisse per condizionare la nostra capacità di partito di avere una voce sola su alcune grandi questioni. Penso alla «emergenza occupazione» che rende il nostro autunno caldo e drammatico. E penso alla «emergenza informazione », con telegiornali che, spesso, invece di descrivere la reale situazione del nostro paese, ne danno un’immagine edulcorata e che altrettanto spesso non riportano le notizie. Se su queste due emergenze tutti insieme non ci facessimo sentire subito con proposte e impegni chiari chi ci guarda non potrebbe che farsi un’idea sbagliata: il Pd in vista del suo Congresso privilegia le polemiche interne rispetto a una seria sfida politica da lanciare a questa maggioranza, incapace di fare uscire il Paese da una condizione di fragilità, di inferiorità.

Da qui la mia proposta: mettiamo insieme subito le nostre migliori forze e intelligenze e prima della riapertura dei lavori parlamentari, ben prima del nostro Congresso, presentiamo e lanciamo progetti per far fronte alla crisi che il Paese sta attraversando. Abbiamo a che fare con una crisi del lavoro e dei consumi del tutto evidente, drammatizzata a ragione da sindacati, Confindustria e Confcommercio. Ma la crisi più profonda mi sembra sia quella della qualità della nostra democrazia, che per far fronte all’emergenza ha bisogno di cittadini più consapevoli e informati e non di telespettatori inerti. Potremo anche discutere fra noi del Pd su grandi temi sociali e civili come il testamento biologico, il riconoscimento delle unioni civili, oppure sulle strategie future per le alleanze da costruire ma guai se quella che dovrebbe essere una sana presa d’atto delle nostre diversità, quella che dovrebbe essere uno specchio e una forza della nostra democrazia interna, potesse essere interpretata come una fastidiosa lotta politica per il potere di un candidato contro l’altro. Sono tanti gli italiani che ci hanno dato fiducia in due occasioni: le primarie per Romano Prodi e quelle per Walter Veltroni. Molti sono giustamente delusi da quello che abbiamo fatto, o meglio non abbiamo fatto. E’ tempo di ritornare a spiegarci e a far capire che consapevoli anche degli errori, delle omissioni, delle mancanze di coraggio, siamo pronti a riprendere in mano lo spirito di due anni fa con cui tanti di noi hanno desiderato dar vita al Partito Democratico.

Durante il mese di agosto abbiamo lasciato alla Lega Nord tutti gli spazi mediatici possibili con le sue inaccettabili proposte. Viviamo in un Paese grande e dignitoso e addolora vederlo rovinato anche a livello internazionale dalle polemiche sugli eccessi del premier, sempre più alla mercé di Bossi e dei suoi. Settembre diventi il mese della nostra reazione, le nostre Feste del Pd e i congressi nei Circoli siano l’occasione per far conoscere i termini della nostra sfida, per ridare una speranza nel futuro non solo a chi ci sostiene ma anche a chi finora non ha creduto nel progetto innovativo che il Pd rappresenta.
Insieme, tutti e tre i candidati alla segreteria del Pd, cominciamo a dimostrare che sui grandi temi dell’emergenza siamo uniti con proposte condivise.

Ignazio Marino.